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Delibera della Corte dei conti Veneto n 242019

Responsabilità contabile condivisa se manca la collaborazione

Il testo unico degli enti locali offre al revisore dei conti una ampia gamma di strumenti mentre l’ente è obbligato a fornire tutti i dati contabili necessari al corretto espletamento del mandato. In caso di conflitto tra la posizione del revisore e la collaborazione degli uffici finanziari che conduca a una non corretta rappresentazione dei dati contabili da inviare alla Corte dei conti, entrambi i soggetti sono da considerare responsabili. Questa è la conclusione cui è pervenuta la Sezione regionale di controllo per il Veneto (deliberazione n. 24/2019) che è dovuta intervenire sulla risoluzione di un conflitto di collaborazione.

Le obiezioni del revisore

Nella compilazione del questionario sul rendiconto, il revisore dei conti ha scritto alcune note in calce evidenziando che la certificazione dei dati inviati non potesse essere considerata attendibile per la mancata fattiva e oggettiva collaborazione alle sue attività di istituto da parte degli uffici finanziari dell’ente. Lo sfogo del revisore è, tuttavia, andato oltre, precisando che le attività richieste e le responsabilità assegnate non siano proporzionali né alla situazione operativa (distanza, carico di lavoro, competenze e disponibilità della controparte) né alla gratificazione economica ricevuta.

A fronte della richiesta di chiarimenti del giudice contabile, il revisore ha stigmatizzato la carenza di spirito collaborativo da parte della struttura del Comune e la conseguente difficoltà a svolgere la propria attività per la quale è necessario conoscere non solo il mero dato contabile espressione di scelte e attività ma anche come e il contesto in cui si è originato con l’eventuale supporto documentale precisando, inoltre, che Il responsabile finanziario si era iscritto al portale alla piattaforma Siquel come collaboratore del collegio dei revisori per poi ritirarsi all’improvviso.

La replica del Comune

L’ente ha confutato la tesi del revisore evidenziando al contrario che la mancata certificazione da parte del revisore è assimilabile all’inottemperanza dei compiti di controllo dovuti e configurabile come omissione dei compiti d’ufficio. La dichiarazione del revisore, il quale non certifica quanto da lui inserito perché la certificazione presuppone il controllo del lavoro svolto da un altro, appare totalmente fuori luogo visto che il suo lavoro è proprio quello di «controllare il lavoro dell’ente». Inoltre al revisore è stata fornita tutta la documentazione obbligatoriamente allegata al rendiconto oltre a quella da lui stesso richiesta. Inoltre l’ente ha colto l’occasione per lamentare alcune carenze nei controlli sul personale, sugli atti adottati, sulla gestione di bilancio, sui risultati del patto di stabilità. Infine, in merito alla compilazione del questionario, l’ente ha precisato di essersi attenuto alla normativa secondo la quale spetta al solo revisore, in completa autonomia.

La risposta dei giudici contabili

I giudici contabili pongono ordine su tutte le questioni sollevate trovando una equilibrata composizione al conflitto. La compilazione dei questionari (articolo 239 del Tuel) rientra sicuramente nell’ambito delle competenze dell’organo di revisione contabile quale specifico dovere d’ufficio stante la sua funzione di raccordo con la Corte dei conti. Inoltre, al fine di garantire tutte le funzioni a lui intestate, l’articolo 239 del Tuel prevede che l’organo di revisione abbia diritto di accesso agli atti e ai documenti dell’ente e che possa partecipare all’assemblea dell’organo consiliare per l’approvazione del bilancio di previsione e del rendiconto di gestione. All’organo di revisione sono trasmesse, tra l’altro, le attestazioni di assenza di copertura finanziaria in ordine alle delibere di impegni di spesa da parte del responsabile del servizio finanziario e, in generale, esso deve essere «dotato, a cura dell’ente locale, dei mezzi necessari per lo svolgimento dei propri compiti, secondo quanto stabilito dallo statuto e dai regolamenti» (comma 3 dell’articolo 239 del Tuel); il revisore, infine, ha il diritto di eseguire ispezioni e controlli individuali (comma 5).

D’altro lato, a questa autonomia e responsabilità dell’organo di revisione, non può non aggiungersi la responsabilità dell’ente per l’omissione o l’insufficienza nella produzione della documentazione contabile necessaria per lo svolgimento del controllo e per il mancato accoglimento, pur nell’esplicazione della propria discrezionalità amministrativo-contabile, delle osservazioni formulate dal revisore.

In conclusione, stante la responsabilità di entrambi i soggetti, il Collegio contabile invita, ognuno per la propria responsabilità, a collaborare reciprocamente fornendo i dati richiesti dalla normativa e, permettere, quindi, ai giudici contabili di esprimersi in modo compiuto sui dati trasmessi. I giudici contabili pongono ordine su tutte le questioni sollevate trovando una equilibrata composizione al conflitto. La compilazione dei questionari (articolo 239 del Tuel) rientra sicuramente nell’ambito delle competenze dell’organo di revisione contabile quale specifico dovere d’ufficio stante la sua funzione di raccordo con la Corte dei conti. Inoltre, al fine di garantire tutte le funzioni a lui intestate, l’articolo 239 del Tuel prevede che l’organo di revisione abbia diritto di accesso agli atti e ai documenti dell’ente e che possa partecipare all’assemblea dell’organo consiliare per l’approvazione del bilancio di previsione e del rendiconto di gestione. All’organo di revisione sono trasmesse, tra l’altro, le attestazioni di assenza di copertura finanziaria in ordine alle delibere di impegni di spesa da parte del responsabile del servizio finanziario e, in generale, esso deve essere «dotato, a cura dell’ente locale, dei mezzi necessari per lo svolgimento dei propri compiti, secondo quanto stabilito dallo statuto e dai regolamenti» (comma 3 dell’articolo 239 del Tuel); il revisore, infine, ha il diritto di eseguire ispezioni e controlli individuali (comma 5).

D’altro lato, a questa autonomia e responsabilità dell’organo di revisione, non può non aggiungersi la responsabilità dell’ente per l’omissione o l’insufficienza nella produzione della documentazione contabile necessaria per lo svolgimento del controllo e per il mancato accoglimento, pur nell’esplicazione della propria discrezionalità amministrativo-contabile, delle osservazioni formulate dal revisore.

In conclusione, stante la responsabilità di entrambi i soggetti, il Collegio contabile invita, ognuno per la propria responsabilità, a collaborare reciprocamente fornendo i dati richiesti dalla normativa e, permettere, quindi, ai giudici contabili di esprimersi in modo compiuto sui dati trasmessi.

 

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