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Sentenza 38260 , l'ente può pagare le multe dei dirigenti

Ok della Cassazione, l’ente può pagare le multe dei dirigenti

Si aprono degli spiragli concreti perché gli enti possano assumere direttamente gli oneri per pagare le multe dei dirigenti e/o dei responsabili dello svolgimento di attività strettamente inerenti i compiti loro assegnati, a partire dalle numerose sanzioni previste in caso di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. È l’effetto dalla sentenza della Corte di cassazione penale n. 38260/2019 (si veda il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 17 settembre). La decisione modifica radicalmente gli orientamenti fin qui consolidati nella giurisprudenza della magistratura contabile su una fattispecie che interessa un numero assai elevato di funzionari pubblici, che spesso sono condannati al pagamento di una multa, anche se avevano assunto le iniziative necessarie per il superamento della condizione di illegalità e/o che avevano segnalato all’ente la necessità di provvedere stanziando le risorse necessarie.

La vicenda

Il caso concreto oggetto della sentenza è costituito dalla condanna a carico del dirigente, del presidente e dei destinatari che hanno avuto pagate dall’ente le multe loro irrogate per la violazione delle norme di tutela ambientale e di sicurezza sul lavoro. La condanna per peculato per distrazione è stata confermata per la mancanza di un provvedimento da parte dell’organo di amministrazione – nel caso specifico una società controllata da un Comune – ma ovviamente queste indicazioni a maggior ragione si applicano alle Pa. Mentre non viene contestata la possibilità che l’ente possa assumere direttamente questi oneri. Ciò è possibile, ci dicono i giudici della Cassazione, sempre che vi sia uno stretto nesso con le attività di ufficio o, per meglio dire, che esse siano direttamente riconducibili alla stessa amministrazione. E ancora che vi sia uno specifico interesse dell’ente.

La sentenza

La sentenza compie una attenta analisi delle varie tipologie di sanzione che possono essere irrogate a dirigenti e responsabili delle pubbliche amministrazioni, evidenziando come spesso il loro pagamento esenti dalla maturazione di conseguenze di tipo penale.

Alla base della possibilità per l’ente di dare corso al pagamento di queste sanzioni vi è il richiamo all’articolo 2049 del codice civile, disposizione che disciplina la cosiddetta «responsabilità – per fatto altrui – del datore di lavoro per i danni cagionati dai propri dipendenti nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti». Su questa base, in modo molto secco, la sentenza ci dice che «è pacifico che l’ente possa legittimamente provvedere al (tempestivo) pagamento in sede amministrativa della somma di denaro in luogo del proprio addetto o soggetto apicale, cosi da determinare – qualora ricorra anche l’ulteriore condizione dell’adempimento tempestivo alla prescrizione impartita dall’organo di vigilanza – l’effetto estintivo del reato contravvenzionale contestato».

La giurisprudenza contabile

Indicazioni nettamente diverse rispetto a quelle fin qui consolidate nella giurisprudenza della Corte dei conti che ritengono illegittimo e foriero della maturazione di responsabilità amministrativa il pagamento da parte dell’ente di sanzioni irrogate ai dirigenti per lo svolgimento delle proprie attività. Ovviamente, ciò non si deve comunque considerare possibile nel caso in cui la condotta del dirigente sia stata connotata dal requisito psicologico del dolo o della colpa grave. Ricordiamo che, per questo tipo di fatti, l’ente non può per esplicito divieto legislativo decidere di stipulare sostenendone gli oneri neppure una polizza assicurativa. La sentenza non entra nel merito dei comportamenti dei dirigenti che legittimano l’ente ad assumere direttamente a proprio carico gli oneri di queste multe; è evidente che questo è un punto nodale che deve essere disciplinato, così da indicare gli ambiti entro cui la esenzione di responsabilità può maturare ed evitare incertezze e contrasti interpretativi.

DAL WEB

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