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Modifica al codice degli appalti- Prima parte.

Dopo la pubblicazione sulla gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno 2019 è entrata in vigore, dal 18 giugno 2019, la legge 14 giugno 2019, n. 55 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici.”

Una prima riflessione sulla struttura delle legge 55/2019: la maggior parte dei primi 15 commi dell’articolo 1 della legge sono provvedimenti di carattere sospensivo di alcune norme del d.lgs. 50/2016 per le quali si è voluto determinare un periodo di sperimentazione degli effetti della loro sospensione forse non considerando che il codice dei contratti costituisce norma di recepimento di direttive europee già profondamente esaminate e valutate. Una sorta di regolazione normativa per tentativi di cui gli operatori del settore non sentivano assolutamente la necessità.

Quali ambiti coinvolge il nuovo regolamento?

L’impatto della nuova legge sul codice dei contratti potrà essere valutato, nella sua interezza, quando entrerà in vigore (180 giorni dopo il 18 giugno 2019) il nuovo regolamento previsto dall’articolo 1, comma 20, lettera “gg” punto 4 della legge 55/2019 che introduce il comma 27-octies all’articolo 216 del codice; si tratta certamente del nuovo passaggio di maggior rilevanza per le caratteristiche sistemiche che dovrebbe avere il provvedimento.

Gli ambiti, la cui regolazione confluirà nel nuovo regolamento, sono:

  1. a) nomina, ruolo e compiti del responsabile del procedimento;
  2. b) progettazione di lavori, servizi e forniture, e verifica del progetto;
  3. c) sistema di qualificazione e requisiti degli esecutori di lavori e dei contraenti generali;
  4. d) procedure di affidamento e realizzazione dei contratti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie;
  5. e) direzione dei lavori e dell’esecuzione;
  6. f) esecuzione dei contratti di lavori, servizi e forniture, contabilità, sospensioni e penali;
  7. g) collaudo e verifica di conformità;
  8. h) affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria e relativi requisiti degli operatori economici;
  9. i) i lavori riguardanti i beni culturali.

Emerge con chiarezza dall’elenco degli ambiti che verranno disciplinati dal regolamento che il provvedimento non avrà il carattere sostitutivo di tutti gli atti fin qui emessi o da ancora da predisporre. Questo aspetto è certamente quello più rilevante in quanto viene vanificata la speranza di poter disporre, come per i precedenti codici, di un regolamento di attuazione unico. La speranza era rafforzata dal fatto che oggi, a causa di scelte per lo meno improvvide, ci troviamo ad operare, come già rilevato, con un codice dei contratti e 119 provvedimenti tra decreti attuativi e linee guida ANAC con evidenti difficoltà da parte degli operatori del settore.

Anche in questo senso ritorna la considerazione di fondo che si lega alla necessaria visione, anche per il legislatore, di alcuni elementi di fondo che dovrebbero caratterizzare il proprio operato:

– la consapevolezza del quadro complessivo in cui si opera;

– la conoscenza dei processi su cui si interviene;

– la capacità di prevedere le conseguenze di quanto si definisce.

 

Tutti elementi che sono passati in secondo piano rispetto alla preoccupazione prioritaria dell’effetto annuncio della soluzione di un problema che, di fatto, avviene per mezzo di strumenti che spesso introducono ulteriori complessità.

 

 

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