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Modifica al codice degli appalti- Seconda parte.

L’appalto integrato

Continuando la riflessione complessiva sugli aspetti di maggior rilevanza si arriva alla sospensione dell’efficacia (per opera dell’articolo 1, comma 1, lettera “b” della legge 55/2019), fino al 31 dicembre 2020, dell’articolo 59, comma 1, quarto periodo del codice degli appalti che disciplina, nei settori ordinari, il divieto all’affidamento congiunto (appalto integrato) della progettazione e dell’esecuzione dei lavori.

Si parte dal d.lgs. 50/2016, entrato in vigore il 20 aprile 2016, in cui, al comma 1 dell’articolo 59 veniva sancita, salvo alcuni casi specifici, l’obbligatorietà di andare in gara con il progetto esecutivo eliminando la possibilità di ricorrere all’appalto integrato in precedenza consentito dal d.lgs. 163/2006. Questa scelta avveniva  proprio durante la delicata fase iniziale di attuazione della programmazione comunitaria 2014-2020, quando la totalità delle stazioni appaltanti stava avviando procedure di affidamento con molte gare per appalti integrati, ritardando tute le procedure di almeno un anno e determinando il mancato raggiungimento dei target di spesa fissati a dicembre 2018.

Si prosegue con il secondo correttivo costituito dal decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 103 del 5 maggio 2017 ed entrato in vigore il 20 maggio 2017. In questo decreto riprende nuovamente forma l’appalto integrato e viene introdotto, all’articolo 216 del codice, il comma 4-bis che prevede la temporanea sospensione del divieto operato dall’articolo 59, comma 1, quarto periodo.

A seguito di questa modifica normativa i progetti definitivi già approvati alla data del 20 aprile 2016 (e quindi un anno prima dell’entrata in vigore del d.lgs. 56/2017) e con pubblicazione del bando di gara avvenuta entro il 20 maggio 2018 potevano essere affidati con la procedura dell’appalto integrato. In pratica, con un anno di ritardo dall’abrogazione dell’appalto integrato viene riesumata la norma non considerando che tutte le stazioni appaltanti che erano state paralizzate dalla sua abrogazione, dopo un anno, avevano dovuto obbligatoriamente già provvedere alla predisposizione degli esecutivi per evitare ulteriori ritardi che avrebbero definitivamente compromesso la possibilità di rispettare i tempi previsti dai diversi canali di finanziamento.

Ora, con il disposto dell’articolo 1, comma 1, lettera “b” della legge 55/2019, ci troviamo di fronte ad una nuova “sperimentale” riesumazione dell’appalto integrato fino al 31 dicembre 2020, ma solo nei settori ordinari.

Sono state fatte già molte considerazioni in merito a questo modo di procedere e alle conseguenze che ha determinato in un settore già provato dalla crisi economica e con un crollo verticale dei posti di lavoro.

Anche quest’ultimo ripristino a tempo non ha alcun significato di natura sistemica ma soltanto una impropria sembianza di accelerazione dei processi che giunge quando tutte le stazioni appaltanti si sono orientate a far predisporre i progetti esecutivi.

La legge 55/2019 introduce alcune modifiche che interessano anche altri aspetti che interessano la progettazione e l’esecuzione delle opere.

DAL WEB

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