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Gare, il self cleaning non presuppone la dismissione delle partecipazioni

 

Il self cleaning è istituto preordinato, in funzione essenzialmente prospettica, a legittimare, anche all’esito della commissione di gravi fatti di reato, la conservazione dell’impresa all’interno del mercato. In questo quadro, l’attivazione di un percorso virtuoso non postula necessariamente la dismissione delle partecipazioni sociali.

Tanto è stato stabilito dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 598/2019.

Per il Giudice amministrativo, infatti, le misure di self cleaning rappresentano una conseguenza di precedenti condotte illecite e, in quanto tali, rispondono alla finalità di mantenere l’operatore economico sul mercato, e non già all’esigenza di sanare l’illiceità di condotte pregresse. Inoltre, la valutazione circa l’idoneità di tali misure di self cleaning a prevenire ulteriori reati o illeciti è rimessa all’Amministrazione.

 

I fatti di causa

Nell’ambito di una gara un concorrente veniva escluso essendosi integrata l’ipotesi dell’articolo 80, comma 5, lett. c) del Dlgs n. 50 del 2016.

La determinazione espulsiva veniva adottata dalla stazione appaltante a seguito di articolato contraddittorio procedimentale, a fronte del quale appariva recessiva l’asserita pretermissione di eventuali, ma non determinanti, provvedimenti giurisdizionali favorevoli alla ricorrente.

Avverso e per l’annullamento del provvedimento di esclusione veniva dunque proposto ricorso al Tar Lazio, Roma che con la sentenza n. 7783 del 2018 lo rigettava. La pronuncia del Tar Lazio veniva dunque impugnata in Consiglio di Stato.

 

Le ragioni della decisione

Il Consiglio di Stato, riformando la sentenza impugnata, accoglie l’appello, con conseguente annullamento dei provvedimenti di esclusione.

Il Supremo consesso amministrativo giunge all’indicata conclusione osservando il seguente iter logico argomentativo. Anzitutto ricorda che l’articolo 80 del Dlgs n. 50/2016 disciplina l’incidenza dei precedenti penali riportati dall’impresa che partecipa alle gare.

Le origini delle nuove disposizioni vanno ricondotte, in particolare, all’articolo 57 della direttiva 2014/24/UE, nella quale sono stati ridefiniti i motivi d’esclusione delle imprese dalle procedure di gara, sulla base di una complessiva logica mirante, ad un tempo:

  1. a) a dissuadere gli operatori economici dal porre in essere comportamenti scorretti;
  2. b) a recuperare, tuttavia, gli operatori economici che abbiamo concretamente manifestato un ravvedimento, mediante l’effettiva adozione di misure cosiddette di self cleaning.

La direttiva precisa, altresì, che spetterà, in ogni caso, all’Amministrazione il compito di valutare se le misure adottate dal concorrente siano state realmente sufficienti, tenuto conto della gravità e delle particolari circostanze del reato o dell’illecito commesso.

Proprio in ragione di ciò la conservazione dell’impresa all’interno del mercato consente di ritenere che l’attivazione di un percorso virtuoso non postula necessariamente la dismissione delle partecipazioni sociali.

 

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