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Il consigliere comunale revocato non può essere risarcito per il danno all’immagine

Quando la percezione collettiva viene influenzata dall’irrompere di eventi di natura penale ovvero dalla presenza di indagini sfociate in arresti e processi in sede penale, in relazione a fatti di notevole allarme sociale, oltre che rilevanti per la dimensione politica del reo, il Consigliere comunale revocato per tali fatti non può accedere ad alcun risarcimento per danno all’immagine.

Questa è la tesi emergente dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 3731, depositata lo scorso 3 giugno.

Il fatto

Con decreto del ministro dell’Interno veniva rimosso dalla carica un Consigliere comunale in conseguenza di due ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Tribunale del luogo, per fatti di concussione.

Entrambe le misure cautelari venivano, poi, successivamente revocate dal Tribunale del riesame, con due separate ordinanze.

Il provvedimento di revoca veniva impugnato dinanzi al Giudice amministrativo che lo annullava e, successivamente, l’interessato proponeva un nuovo ricorso dinanzi al Tar, per chiedere la condanna del ministero dell’Interno al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti per l’effetto del provvedimento amministrativo dichiarato illegittimo dal Tar.

La richiesta di risarcimento veniva respinta; il rigetto è stato confermato con la sentenza in rassegna.

La decisione

Il Collegio giudicante non ha ravvisato la possibilità di stabilire un risarcimento da danno non patrimoniale per atto amministrativo illegittimo.

In conformità alla decisione di primo grado, il Consiglio di Stato ravvisa che deve tenersi conto del condivisibile orientamento giurisprudenziale secondo cui, in casi analoghi, il risarcimento del danno derivante dalla mancata percezione dell’indennità di carica è destituito di fondamento, in quanto la corresponsione di tale emolumento è correlata all’effettivo svolgimento delle funzioni di Consigliere comunale, allo scopo di compensare le eventuali diminuzioni patrimoniali subite, con riferimento all’esercizio dell’attività lavorativa propria del Consigliere, impegnato nelle sedute assembleari.

In ogni caso, immediatamente dopo l’adozione del provvedimento lesivo nei confronti del ricorrente, l’intero Consiglio comunale era stato sciolto, per cui era evidente che, anche se non fosse mai stato adottato il provvedimento individuale di revoca, il Consigliere non avrebbe potuto più percepire l’indennità, essendo venuto meno l’organo collegiale di cui avrebbe dovuto continuare a far parte.

Conclusioni

Quanto al danno all’immagine, il Consiglio di Stato ha rimarcato che il pregiudizio all’immagine e alla carriera politica, più che dal provvedimento ministeriale di rimozione dal Consiglio comunale, è derivato dai procedimenti penali nei quali il revocato è stato coinvolto, oltreché dalle ordinanze di custodia cautelare che l’hanno colpito in una fase storica nella quale vicende simili hanno compromesso l’immagine e la carriera politica della maggior parte degli esponenti politici dell’epoca, in conseguenza di un sentimento ampiamente diffuso nell’opinione pubblica che, comunque lo si voglia giudicare, ha provocato un profondo rivolgimento politico e istituzionale.

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