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Corte dei conti in dubbio sulla detrazione della spesa di personale dagli incassi da multe

In forse la possibilità di detrarre la spesa di personale dai proventi derivanti da violazione al Codice della strada. Con la delibera n. 323/2018 la sezione regionale di controllo per il Veneto configura la questione di massima sulle modalità di calcolo della quota del 50% dei proventi derivanti dall’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità secondo le previsioni dell’articolo 142, comma 12-bis, del Dlgs 285/1992, da versare a favore dell’ente proprietario della strada. In particolare, viene chiesto di chiarire se sia corretto detrarre da questa quota, oltre alle spese connesse al rilevamento, all’accertamento, alla notifica della violazione e alle spese di riscossione della sanzione, anche quelle relative al personale amministravo interno o impiegato nella specifica attività di controllo e di accertamento delle violazioni.

Il quadro normativo

La disciplina di riferimento è rintracciabile nell’ articolo 142 del Dlgs 285/1992 che stabilisce, nel rispetto del principio di territorialità della sanzione, l’obbligo in capo all’ente accertatore di riversare all’ente proprietario della strada su cui è stato effettuato l’accertamento i proventi derivanti da violazioni del codice in misura pari al 50 per cento. Agli enti titolari dell’entrata (ente titolare del diritto dominicale sulla strada ed ente accertatore della sanzione) compete poi di destinare i proventi alla realizzazione di interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, comprese la segnaletica e le barriere, e dei relativi impianti, nonché al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, comprese le spese relative al personale, nel rispetto della normativa vigente sul contenimento delle spese in materia di pubblico impiego e al patto di stabilità interno.

Il quesito

Il Comune istante, in qualità di ente accertatore, ha domandato se, ai fini della quantificazione della quota (50%) spettante all’ente proprietario della strada, sia corretto detrarre dagli importi accertati per le sanzioni per le violazioni dei limiti massimi di velocità le spese del personale impiegato nella specifica attività di controllo e di accertamento delle violazioni, comprese quelle svolte dal personale amministrativo interno.

A corredo della tesi che legittimerebbe la detrazione, il Comune cita alcuni pronunciamenti giurisprudenziali (Sezione Emilia Romagna n. 44/2016, Sezione Umbria n. 66/2014e Sezione Toscana n. 104/2010) secondo i quali una interpretazione restrittiva della norma contrasterebbe con gli obiettivi di contenimento della spesa pubblica.

La decisione

Il principio di contabilità finanziaria applicato (allegato 4/2 al Dlgs 118/2011) prevede, tuttavia, all’esempio n. 4, che con riferimento ai vincoli di destinazione delle entrate derivanti dalle sanzioni per violazioni del codice della strada, nella colonna b) è indicato il totale degli accertamenti delle entrate da sanzioni, dedotto lo stanziamento definitivo al fondo crediti di dubbia esigibilità/fondo svalutazione crediti riguardante le entrate e gli impegni assunti per il compenso al concessionario. L’esplicita previsione della deducibilità (soltanto) del fondo crediti di dubbia esigibilità e dei compensi all’eventuale concessionario sembrerebbe, secondo i magistrati veneti, non consentire l’ulteriore facoltà di detrazione, prima del doveroso riparto delle risorse in esame, degli oneri amministrativi interni sostenuti dal Comune.

Alla luce della pluralità, e possibile divergenza, degli elementi interpretativi, nonché al fine di prevenire o risolvere contrasti interpretativi rilevanti per l’attività di controllo o consultiva, la Corte veneta ha deliberato di sospendere la pronuncia e sottoporre al Presidente della Corte dei conti la valutazione dell’opportunità di deferire alla Sezione delle Autonomie o alle Sezioni riunite la questione di massima prospettata.

DAL WEB

Sentenza della Corte dei Conti

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