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Circolare Anci-Utilitalia: date flessibili per la cessione obbligata delle partecipate

Per procedere con la cessione obbligata delle partecipate previste dai piani di razionalizzazione serve un percorso flessibile. Gli enti che adottano gli atti propedeutici anche in ritardo rispetto alla scadenza del 30 settembre, di conseguenza, riassumono la possibilità di esercitare i diritti del socio, anche per completare i processi di cessione. Un meccanismo analogo, del resto, era previsto dalla stessa riforma Madia (articolo 24, comma 5 del decreto legislativo 175/2016) per chi fosse arrivato in ritardo con la definizione del piano di razionalizzazione.

Le scadenze

A tracciare la rotta del nuovo, intricato passaggio attuativo della riforma delle partecipate è una circolare congiunta di Anci e Utilitalia, che prova ad aprire una strada operativa nel percorso accidentato delle regole. Il problema, ancora una volta, sono le scadenze, e il tentativo fatto dalla legge di dare al calendario un valore rigido corroborato da sanzioni automatiche. Il 30 settembre scorso sono scaduti i termini entro i quali gli enti avrebbero dovuto dismettere le partecipazioni indicate dai piani di razionalizzazione presentati 12 mesi prima; partecipazioni da abbandonare perché relative a società scollegate dalle finalità istituzionali dell’ente, perché fuori dai parametri fissati dalla riforma su organici e fatturato oppure perché giudicate dall’amministrazione non più funzionali ai propri obiettivi.

Ma l’esperienza, dalla spending review 2012 di Monti in poi, insegna che i termini obbligati per le vendite di società e quote non funzionano. E le incognite che in questi giorni percorrono gli enti lo confermano. La struttura di monitoraggio del Mef e la Corte dei conti stanno preparando i meccanismi per il controllo (come anticipato sul Quotidiano degli enti locali e della Pa di lunedì scorso). Ma in molti enti è stallo.

Il rischio di blocco

In base al meccanismo disegnato dalla riforma, le amministrazioni che non hanno chiuso le cessioni entro il 30 settembre perdono la possibilità di esercitare i diritti del socio in assemblea, con una tagliola che bloccherebbe tutti i procedimenti. Non solo quelli di cessione, ma anche quelli che portano a eventuali revisioni rispetto ai piani di un anno fa dovuti all’emergere di nuovi elementi. «Così – ragiona Enrico Stefano, presidente della commissione Anci sui servizi pubblici locali – si sarebbe creato l’effetto paradossale di bloccare la stessa attuazione della norma in contrasto con la finalità della riforma delle partecipate, producendo sicuramente contenziosi lunghi e costosi».

Da qui nasce la circolare congiunta Anci-Utilitalia, che punta a disegnare una soluzione in grado di evitare il blocco. Per farlo, prende a riferimento la sanzione identica che era prevista un anno fa per chi non avesse adottato entro il 30 settembre 2017 il piano di razionalizzazione. Il blocco dei diritti del socio, in quel caso, si interrompeva una volta superato l’inadempimento. Di qui l’idea di una soluzione-ponte analoga anche per il nuovo passaggio, che permetta agli enti di esercitare i diritti del socio in assemblea una volta adottati, anche se in ritardo, gli atti propedeutici alle alienazioni. Questo meccanismo, sostiene la circolare, ha «un fondamento logico giuridico nel fatto che comunque il socio pubblico dovrà, entro il 31 dicembre 2018, procedere all’adozione del piano di razionalizzazione annuale, che potrebbe contenere ipotesi di revisione delle dismissioni già deliberate».

DAL WEB

Chiarimenti in merito all’applicazione dei commi 4 e 5 dell’articolo 24 del Decreto Legislativo n. 175/2016 e ssmmii

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