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La sentenza della Corte di cassazione n. 18342018

Mano libera della stazione appaltante nella modifica dell’avviso pubblico

L’avviso pubblico per la manifestazione di interesse per un appalto di servizi dal valore inferiore a 40mila euro può essere aggiudicato direttamente, con adeguata motivazione, in quanto la consultazione di due o più imprese è solo possibile e non obbligatoria per la stazione appaltante. Lo afferma la sezione di Lecce del Tar Puglia con la sentenza n. 1834/2018.

Il fatto

La sentenza tratta di un avviso pubblico per la manifestazione di interesse finalizzata alla scelta di soggetti per organizzare e gestire manifestazioni della stagione estiva, del valore inferiore a 40mila euro. All’esito dell’apertura delle buste, il Comune aveva richiesto ai soggetti partecipanti l’elaborazione di una nuova proposta, secondo quanto previsto dall’avviso. L’operatore escluso ha impugnato i provvedimenti, in quanto il Comune avrebbe modificato l’oggetto del bando e il criterio di aggiudicazione senza riaprire il termine di presentazione delle offerte e senza previa pubblicazione dell’intervenuta modifica. Ha chiesto quindi il risarcimento del danno subito conseguente al lucro cessante derivante dal mancato profitto e dal danno “curricolare”, ovvero il pregiudizio causato dal mancato arricchimento del curriculum e dell’immagine professionale per non poter indicare l’avvenuta esecuzione dell’appalto.

L’avviso

I giudici di Lecce hanno respinto il ricorso. Circa la modifica del bando senza riapertura del termine di presentazione delle offerte, hanno evidenziato come non si sia in presenza di un bando di gara vero e proprio, ma di un «avviso pubblico» per la manifestazione di interesse per un appalto di modico valore che, come tale – affermano – ben può essere aggiudicato direttamente (con adeguata motivazione) senza bisogno di consultare due o più ditte, in base all’articolo 36, comma 2, lettera a), del Codice dei contratti. In questi casi, si legge nella sentenza, «la consultazione di due o più imprese diventa solo possibile e non obbligatoria per la stazione appaltante: ne consegue, pertanto, che tale procedura informale e snella non può essere inquadrata nel novero delle procedure ordinarie applicando ad essa tutte le regole previste per queste ultime, soprattutto se la stessa procedura prevede, al suo interno, clausole tese a mantenere la snellezza della stessa consentendo all’Amministrazione anche la modifica, in qualunque momento, della manifestazione stessa».

La discrezionalità della stazione appaltante

Tanto più che, nel caso di specie, lo stesso avviso, nel momento in cui ha riservato all’amministrazione il diritto di sospendere, revocare, modificare o annullare la manifestazione di interesse, le ha implicitamente consegnato la facoltà di impostare una seconda fase della procedura, successiva all’apertura delle offerte, qualora le stesse non fossero risultate comparabili fra loro. La legittimità di questo operato è garantita proprio dal fatto che alla procedura non sono applicabili tutte le disposizioni normative in materia di bandi di gara per gli appalti sopra soglia.

Non rileva nemmeno il fatto che l’atto comunale impugnato non costituisce un chiarimento fornito dalla stazione appaltante, rispetto a cui, poi, sarebbero stati prorogati i termini di presentazione delle offerte, atteso che anche la mancata riconduzione della nota impugnata a un rilascio di chiarimenti non muta i termini della questione circa la natura e l’oggetto della nota stessa.

 

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