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Appalti, parere preventivo della Corte dei conti

Torna prepotente in campo il progetto di controllo preventivo della Corte dei conti per gli appalti di lavori di valore superiore alla soglia comunitaria dei 5,5 milioni di euro.

L’idea è contenuta in due emendamenti gemelli al decreto sulla riorganizzazione dei ministeri, presentati dall’M5S e dalla Lega, oggi all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera. Il decreto ha ottenuto aperture politiche importanti, a partire da quella della ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli che è intervenuta sul tema in un seminario proprio in Corte dei conti.

Il progetto riprende già avviato qualche mese fa, in epoca gialloverde, quando però l’idea inciampò nell’incrocio pericoloso con il tentativo di offrire un salvacondotto preventivo ai funzionari chiamati a firmare la revoca delle concessioni autostradali. Senza quel fardello la novità potrebbe viaggiare più speditamente

Gli emendamenti prevedrebbero un doppio binario; uno riservato agli appalti sopra le soglie comunitarie e uno alle varianti in corso d’opera quando il loro importo supera il 20% del valore originario del contratto. Il controllo preventivo sarebbe obbligatorio per i lavori pubblici avviati dall’amministrazione statale e dagli enti pubblici nazionali.

Il controllo preventivo sarebbe facoltativo per Regioni ed enti locali, per i loro enti strumentali e per le università. Soprattutto nel loro caso, l’idea è che la possibilità di bussare alla porta della magistratura contabile per ottenere il via libera al bando libererebbe i funzionari dalla «paura della firma»; perché la giungla delle regole in cui si rischia di rimanere intrappolati è spesso una ragione sufficiente per fermare la procedura che porta ai lavori.

I «controlli non vanno visti come un ostacolo ma come un sostegno all’azione delle amministrazioni», rilancia il presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema. E il principio trova sostanzialmente d’accordo anche il mondo delle imprese. Ma con un’incognita: i tempi, ovviamente, per il timore che il passaggio in Corte allunghi il calendario già parecchio disteso che deve condurre alla realizzazione delle opere. Da Confindustria Carlo Robiglio, presidente della Piccola Industria, spiega che «un intervento legislativo sulla questione può essere utile a favorire lo sblocco e la velocizzazione delle opere pubbliche», a patto però che i tempi del controllo siano «certi e brevi».

E per evitare la «burocrazia difensiva» i costruttori dell’Ance, per bocca del vicepresidente Edoardo Bianchi, chiedono che al controllo preventivo si affianchi un ripensamento «della responsabilità erariale e del perimetro dell’abuso d’ufficio», giudicati passaggi indispensabili per «rimettere la macchina pubblica in condizione di operare, di firmare con una “leggera” serenità che non venga messo in discussione quello che viene siglato dal dirigente».

Sui tempi in realtà una prima garanzia è già nella norma di riferimento, perché il controllo preventivo previsto dalla legge 20/1994 sfociano in un via libera automatico in 30 giorni, salvo richieste di integrazioni degli atti, se l’ufficio non decide di rimettere gli atti alla sezione. Ma certo per far funzionare la macchina occorre una riorganizzazione della Corte: che l’emendamento chiede di portare avanti «senza ulteriori costi» per la finanza pubblica.

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